Chi prepara computer Windows per aziende, scuole o laboratori informatici può imbattersi in una schermata poco conosciuta che permette di installare un pacchetto di provisioning, avviare il pre-provisioning con Windows Autopilot oppure reimpostare il dispositivo.
La particolarità è che questa schermata non è normalmente visibile durante la configurazione iniziale di Windows. Per richiamarla esiste però una semplice scorciatoia.
Vediamo cos’è, come aprirla e soprattutto a cosa serve.
Come aprire il menu di provisioning di Windows
Durante la configurazione iniziale di Windows, la cosiddetta OOBE (Out-of-Box Experience), è possibile accedere alla schermata di provisioning premendo:
5 volte consecutivamente il tasto Windows
Dopo pochi istanti dovrebbe comparire la schermata “Cosa vuoi fare?”, con diverse opzioni dedicate principalmente agli amministratori IT.
È importante eseguire la combinazione mentre il computer si trova ancora nella procedura OOBE, quindi prima di completare normalmente la configurazione dell’utente.
Le opzioni disponibili
A seconda della versione e della configurazione di Windows, nella schermata possono essere presenti tre funzioni principali.
Installa pacchetto di provisioning
La prima opzione permette di installare un provisioning package, generalmente distribuito sotto forma di file .ppkg.
Un pacchetto di provisioning consente agli amministratori di applicare rapidamente una serie di impostazioni a Windows senza dover necessariamente creare e distribuire un’immagine personalizzata del sistema operativo.
Può essere utilizzato, ad esempio, per configurare parametri aziendali, reti e altre impostazioni necessarie alla preparazione del PC.
Pre-provisioning con Windows Autopilot
È probabilmente l’opzione più interessante per chi gestisce un parco macchine aziendale tramite Microsoft Intune e Windows Autopilot.
Il pre-provisioning permette al reparto IT o al fornitore che prepara i computer di eseguire in anticipo una parte della configurazione prevista dall’organizzazione.
L’obiettivo è semplice: quando il computer arriva nelle mani dell’utente, buona parte del lavoro più lungo è già stata effettuata.
In un’infrastruttura opportunamente configurata, il dispositivo può ricevere applicazioni, criteri e configurazioni prima della consegna all’utilizzatore finale.
Attenzione: premere cinque volte Windows non “attiva” Autopilot
Questo è un punto che può generare confusione.
La scorciatoia dei cinque clic sul tasto Windows permette di accedere alla modalità di provisioning, ma non trasforma automaticamente un normale computer in un dispositivo gestito tramite Windows Autopilot.
Per utilizzare Autopilot il dispositivo deve essere correttamente registrato nell’infrastruttura Microsoft dell’organizzazione e deve essere stato predisposto un profilo di distribuzione appropriato.
Se il PC non appartiene all’ambiente Autopilot dell’azienda, aprire questa schermata da solo non è sufficiente.
Reimposta dispositivo
La terza funzione presente nel menu consente di reimpostare il dispositivo.
È un’opzione pensata soprattutto per scenari di amministrazione e distribuzione e non va confusa con il normale riavvio del computer.
Prima di utilizzarla su una macchina già configurata è quindi opportuno verificare attentamente quali dati e configurazioni verranno interessati dall’operazione.
A cosa serve il pre-provisioning di Autopilot?
Immaginiamo un’azienda che debba consegnare decine o centinaia di notebook ai propri dipendenti.
La procedura tradizionale potrebbe richiedere al reparto IT di aprire ogni computer, configurarlo manualmente, installare programmi e applicare le impostazioni aziendali.
Con un’infrastruttura basata su Windows Autopilot e Microsoft Intune, gran parte del processo può invece essere automatizzata.
Il pre-provisioning aggiunge un ulteriore vantaggio: permette di effettuare anticipatamente le operazioni che richiedono più tempo, riducendo l’attesa dell’utente durante il primo avvio.
È particolarmente utile per aziende, istituti scolastici, MSP e realtà che preparano frequentemente nuovi computer.
La scorciatoia da ricordare
In sintesi, se durante la configurazione iniziale di un PC Windows hai bisogno di accedere alla modalità di provisioning:
OOBE di Windows → premi 5 volte il tasto Windows → scegli la funzione desiderata.
Una piccola scorciatoia nascosta che può rivelarsi molto utile per chi lavora quotidianamente con Windows, Microsoft Intune e Windows Autopilot.
Titolo SEO: Windows Autopilot: come aprire il menu di pre-provisioning con 5 pressioni del tasto Windows
Meta description: Scopri come accedere al menu di provisioning durante la configurazione iniziale di Windows premendo 5 volte il tasto Windows e come funziona il pre-provisioning con Microsoft Autopilot.
Quando un sito web presenta problemi di accesso, errori di sessione o comportamenti anomali, una delle operazioni più semplici da provare è la cancellazione dei cookie.
Google Chrome permette di cancellare i cookie dalle normali impostazioni del browser, ma esiste anche un metodo molto più preciso: utilizzare i Chrome DevTools, gli strumenti per sviluppatori integrati direttamente in Chrome.
Con questa procedura possiamo vedere quali cookie sono associati al sito che stiamo visitando ed eliminarli senza dover necessariamente cancellare quelli di tutti gli altri siti.
Cosa sono i cookie?
I cookie sono piccoli dati che un sito web può memorizzare attraverso il browser.
Possono essere utilizzati per diversi scopi, ad esempio:
mantenere attiva una sessione dopo il login;
ricordare alcune preferenze dell’utente;
gestire determinate funzionalità del sito;
memorizzare informazioni tecniche;
supportare sistemi statistici o, quando previsto, pubblicitari.
In alcuni casi un cookie non più valido o relativo a una vecchia sessione può contribuire al malfunzionamento di un sito.
Possiamo quindi trovarci davanti a situazioni come login che non funziona correttamente, continui reindirizzamenti, logout apparentemente inspiegabili oppure impostazioni che sembrano non aggiornarsi.
Eliminare i cookie del sito consente di verificare rapidamente se il problema è collegato ai dati memorizzati localmente dal browser.
Come aprire Chrome DevTools
Per prima cosa apriamo con Google Chrome il sito sul quale vogliamo intervenire.
Possiamo quindi aprire gli strumenti per sviluppatori premendo:
F12
Su Windows e Linux possiamo utilizzare anche:
Ctrl + Shift + I
Su macOS:
⌘ + Option + I
In alternativa è possibile accedere ai DevTools attraverso il menu di Chrome e gli strumenti dedicati agli sviluppatori.
Una volta aperti, gli strumenti possono essere visualizzati lateralmente oppure nella parte inferiore della finestra del browser.
Aprire la sezione Application
All’interno dei Chrome DevTools selezioniamo la scheda:
Application
Se la voce non è immediatamente visibile nella barra superiore, potrebbe essere necessario aprire il menu contenente le altre schede disponibili.
La sezione Application permette di analizzare numerosi dati utilizzati dalle applicazioni web.
Tra questi troviamo:
Local Storage;
Session Storage;
IndexedDB;
Cookies;
Cache Storage;
Service Worker;
altri sistemi di memorizzazione utilizzati dal browser.
Per la procedura che ci interessa dobbiamo concentrarci sulla voce Cookies.
Come visualizzare i cookie di un sito
Nel menu laterale dei DevTools cerchiamo la sezione:
Storage → Cookies
Facendo clic sulla freccia accanto alla voce Cookies vengono mostrati i domini per i quali sono presenti cookie nel contesto della pagina aperta.
Selezioniamo quindi il dominio del sito che vogliamo controllare.
Chrome mostrerà una tabella contenente i cookie disponibili.
Per ogni cookie possiamo trovare diverse informazioni tecniche, tra cui:
Name;
Value;
Domain;
Path;
Expires / Max-Age;
Size;
HttpOnly;
Secure;
SameSite.
Queste informazioni sono particolarmente utili per gli sviluppatori perché permettono di verificare come il sito sta gestendo i propri cookie.
Attenzione ai valori mostrati nei cookie
È importante prestare attenzione alla colonna Value.
Alcuni cookie possono contenere identificatori di sessione, token o altre informazioni che non dovrebbero essere condivise pubblicamente.
Se dobbiamo inviare uno screenshot dei DevTools a un tecnico, pubblicarlo su un forum oppure inserirlo in un articolo, è quindi buona norma oscurare preventivamente i valori potenzialmente sensibili.
Come eliminare un singolo cookie
Uno dei principali vantaggi dei Chrome DevTools è la possibilità di intervenire in maniera selettiva.
Se sappiamo quale cookie vogliamo eliminare, possiamo selezionarlo nella tabella e utilizzare il relativo comando di cancellazione.
In questo modo possiamo rimuovere soltanto quel cookie, lasciando invariati gli altri dati.
È una possibilità particolarmente interessante durante le attività di sviluppo e debugging.
Ad esempio, uno sviluppatore può eliminare il cookie utilizzato per una determinata funzionalità e verificare immediatamente come si comporta l’applicazione quando quel valore non è più presente.
Come eliminare tutti i cookie del sito
Se non sappiamo quale cookie potrebbe essere responsabile del problema, possiamo invece eliminare tutti quelli associati al dominio interessato.
Dopo aver effettuato la cancellazione è consigliabile ricaricare completamente la pagina.
Il sito potrà così creare nuovamente i cookie necessari al proprio funzionamento.
Se abbiamo eliminato cookie utilizzati per l’autenticazione, è del tutto normale che venga richiesto di effettuare nuovamente il login.
Cookie, cache e Local Storage non sono la stessa cosa
Un errore piuttosto comune consiste nel considerare cookie e cache come se fossero la stessa cosa.
In realtà un’applicazione web moderna può utilizzare diversi sistemi per memorizzare informazioni nel browser.
Tra questi troviamo:
Cookies Piccoli dati che possono essere utilizzati, tra le altre cose, per sessioni, preferenze e identificatori.
Local Storage Permette a un sito di conservare dati localmente nel browser, normalmente senza una scadenza automatica equivalente a quella dei cookie.
Session Storage Simile al Local Storage, ma collegato alla sessione della scheda del browser.
IndexedDB Un sistema di database locale che le applicazioni web possono utilizzare per memorizzare quantità di dati più strutturate.
Cache Storage Utilizzato soprattutto dalle applicazioni web e dai Service Worker per conservare localmente determinate risorse.
Questo significa che eliminare i cookie potrebbe non essere sufficiente se il problema dipende da dati conservati attraverso uno di questi altri sistemi.
Cancellare i dati del sito tramite DevTools
La scheda Application dei Chrome DevTools mette a disposizione anche strumenti che permettono di intervenire in maniera più ampia sui dati memorizzati dal sito.
Questa soluzione può essere utile quando vogliamo effettuare una sorta di reset dei dati locali dell’applicazione.
Bisogna però utilizzarla con maggiore attenzione.
La cancellazione dei dati del sito potrebbe infatti comportare:
logout dall’account;
perdita delle preferenze memorizzate localmente;
eliminazione di dati offline;
necessità di riconfigurare alcune impostazioni del sito.
Per un semplice problema di sessione è quindi generalmente preferibile iniziare dalla cancellazione dei cookie e passare agli altri dati soltanto se necessario.
Quando è utile cancellare i cookie con Chrome DevTools?
Questa procedura può risultare particolarmente utile quando:
un sito non permette più di effettuare correttamente il login;
dopo il login veniamo continuamente reindirizzati;
il sito continua a utilizzare una vecchia sessione;
alcune preferenze non sembrano aggiornarsi;
stiamo sviluppando o testando un’applicazione web;
vogliamo eliminare i cookie di un sito senza intervenire sugli altri;
vogliamo verificare il comportamento di un’applicazione senza un determinato cookie.
Per chi sviluppa siti e applicazioni web, la sezione Application rappresenta inoltre un ottimo strumento per controllare direttamente quali dati vengono memorizzati dal browser.
Cancellare i cookie risolve sempre il problema?
No.
La cancellazione dei cookie è un test diagnostico, non una soluzione universale.
Se il problema dipende dal server, dal codice JavaScript dell’applicazione, dalla configurazione del browser, da un’estensione, dalla rete o da altri componenti, cancellare i cookie potrebbe non produrre alcun risultato.
Se però il problema è collegato a una sessione non valida o a informazioni memorizzate localmente, questa semplice operazione può permettere di ripristinare rapidamente il corretto funzionamento del sito.
Conclusioni
I Chrome DevTools non sono utili soltanto agli sviluppatori.
La scheda Application permette infatti di vedere con precisione quali dati vengono conservati localmente durante la navigazione e può diventare un ottimo strumento anche per diagnosticare problemi apparentemente difficili da individuare.
Quando un sito presenta anomalie legate all’accesso o alla sessione, possiamo quindi aprire:
Chrome DevTools → Application → Storage → Cookies
e controllare i cookie associati al dominio.
Il vantaggio rispetto alla cancellazione generale dei dati di navigazione è soprattutto uno: possiamo intervenire sul sito interessato senza cancellare inutilmente i cookie di tutti gli altri siti utilizzati nel browser.
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L’Intelligenza Artificiale è diventata molto brava a rispondere alle nostre domande.
Ma cosa succederebbe se potessimo anche insegnarle delle competenze specifiche?
È proprio questa l’idea alla base di Some Claude Skills, una raccolta gratuita e open source che mette a disposizione 181 Skills per Claude Code, dedicate a programmazione, Intelligenza Artificiale, design, sicurezza, produttività e molto altro.
In pratica possiamo aggiungere a Claude nuove competenze specializzate senza dover scrivere ogni volta prompt lunghi e complessi.
Vediamo come funziona.
Cos’è Some Claude Skills?
Some Claude Skills è una raccolta di Skills realizzate per Claude Code, l’assistente AI di Anthropic pensato soprattutto per sviluppatori e utenti che lavorano direttamente con file, codice e progetti.
Questa soluzione può essere interessante soprattutto per chi vuole esplorare direttamente i file e capire come sono costruite le Skills.
Possiamo anche modificarle?
Ed è probabilmente questa una delle caratteristiche più interessanti.
Le Skills sono file che contengono istruzioni e conoscenze dedicate a uno specifico compito.
Essendo il progetto distribuito con licenza MIT, possiamo studiarle, modificarle e adattarle alle nostre esigenze.
Possiamo quindi prendere una Skill esistente come punto di partenza e trasformarla in qualcosa di molto più specifico per il nostro lavoro.
Ed è qui che il concetto diventa davvero potente.
Da semplici prompt a veri strumenti di lavoro
Immaginiamo di utilizzare ogni giorno Claude per controllare dei siti web.
Potremmo creare una Skill personalizzata che dica all’AI di verificare sempre:
struttura delle pagine;
responsive design;
accessibilità;
performance;
SEO;
eventuali errori;
qualità dei contenuti.
Alla fine Claude potrebbe produrre automaticamente un report sempre organizzato nello stesso modo.
Non dovremmo più spiegare ogni volta come vogliamo effettuare l’analisi.
La Skill contiene già il nostro metodo di lavoro.
Ed è probabilmente questo uno degli utilizzi più interessanti di questa tecnologia.
Attenzione alle Skills scaricate da Internet
C’è però una cosa importante da ricordare.
Prima di installare una Skill trovata online è sempre consigliabile controllarne il contenuto e la provenienza.
Alcune Skills possono includere istruzioni, comandi, script o riferimenti ad altri strumenti.
Il fatto che qualcosa sia disponibile gratuitamente o sia open source non significa automaticamente che dobbiamo eseguirlo senza controllarlo.
La buona regola rimane sempre la stessa:
prima controllare, poi installare.
Soprattutto quando stiamo lavorando con strumenti AI che possono accedere ai file o eseguire comandi sul nostro computer.
Some Claude Skills è un progetto ufficiale Anthropic?
No.
È importante chiarire questo punto.
Some Claude Skills è un progetto indipendente e open source, non un servizio ufficiale di Anthropic.
Le Skills, invece, fanno parte dell’ecosistema di Claude e Claude Code.
Some Claude Skills sfrutta questo sistema per mettere a disposizione una grande raccolta di competenze già pronte.
A chi lo consigliamo?
Some Claude Skills è particolarmente interessante per:
sviluppatori;
Web Designer;
professionisti IT;
utenti di Claude Code;
appassionati di Intelligenza Artificiale;
creator;
chi vuole automatizzare attività ripetitive.
Se utilizzi Claude solamente per fare qualche domanda ogni tanto, probabilmente non ne sentirai particolarmente il bisogno.
Se invece utilizzi Claude Code come vero strumento di lavoro, le Skills possono diventare decisamente più interessanti.
La nostra opinione
Some Claude Skills è uno di quei progetti che inizialmente possono sembrare riservati agli utenti più esperti.
In realtà il concetto è molto semplice.
Invece di scrivere ogni volta prompt sempre più lunghi, possiamo fornire all’Intelligenza Artificiale delle competenze riutilizzabili.
La raccolta disponibile sul sito è interessante soprattutto perché permette di vedere concretamente cosa possiamo fare con questo sistema.
Ma probabilmente il vero passo successivo sarà un altro:
creare le nostre Skills personali.
Una Skill costruita intorno al nostro lavoro, alle nostre procedure e alle nostre esigenze potrebbe infatti essere molto più utile di decine di Skills generiche scaricate da Internet.
Conclusioni
Some Claude Skills dimostra molto bene come sta cambiando il nostro modo di utilizzare l’Intelligenza Artificiale.
Non si tratta più solamente di trovare il prompt perfetto.
Possiamo iniziare a costruire assistenti AI capaci di conoscere le nostre procedure, utilizzare metodologie specifiche e affrontare determinati lavori seguendo istruzioni già definite.
Con 181 Skills gratuite e open source, il progetto rappresenta un ottimo punto di partenza per sperimentare questa nuova modalità di utilizzo di Claude Code.
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Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è diventata uno strumento indispensabile per milioni di persone. ChatGPT, Gemini, Claude e Copilot hanno rivoluzionato il modo in cui lavoriamo, studiamo e creiamo contenuti.
Parallelamente, però, è nata una nuova esigenza: utilizzare modelli AI con meno limitazioni nelle conversazioni.
Da qui nasce Uncensored AI, una piattaforma che punta a offrire un’esperienza più libera rispetto ai classici chatbot, permettendo agli utenti di esplorare idee, creare contenuti e sperimentare con minori restrizioni.
Ma mantiene davvero quello che promette? Scopriamolo insieme.
Cos’è Uncensored AI?
Uncensored AI è una piattaforma che integra diversi modelli di Intelligenza Artificiale all’interno di un’unica interfaccia.
L’obiettivo dichiarato è offrire un assistente AI meno restrittivo rispetto ai servizi tradizionali, lasciando maggiore spazio alla creatività e alla libertà di conversazione, pur mantenendo controlli contro utilizzi illeciti o dannosi.
La piattaforma è accessibile direttamente dal browser senza richiedere installazioni.
Le principali funzionalità
Una delle caratteristiche che distingue Uncensored AI è la quantità di strumenti disponibili.
Tra le funzionalità troviamo:
🤖 Chat AI con modelli avanzati
🌐 Ricerca sul Web in tempo reale
🖼️ Generazione di immagini tramite AI
💻 Modalità dedicata alla programmazione
🎤 Conversazioni vocali
📷 Analisi delle immagini
🌍 Supporto multilingua
📱 Utilizzo da desktop e smartphone
L’interfaccia è moderna e intuitiva, pensata sia per utenti alle prime armi sia per chi utilizza quotidianamente strumenti di Intelligenza Artificiale.
Perché sta attirando così tanta attenzione?
Molti utenti cercano piattaforme come Uncensored AI per diversi motivi:
scrittura creativa;
brainstorming;
sviluppo software;
simulazioni e roleplay;
analisi di documenti;
conversazioni più naturali.
In molti casi il vantaggio non è tanto l’assenza totale di filtri, quanto una maggiore flessibilità nel gestire richieste complesse.
“Senza censura” significa davvero senza limiti?
No.
Il termine Uncensored può trarre in inganno.
Nessuna piattaforma affidabile elimina completamente ogni controllo. Anche Uncensored AI applica politiche di utilizzo per impedire contenuti illegali, dannosi o contrari alle normative.
La differenza rispetto ad altri chatbot è che tende a gestire alcune richieste in modo meno restrittivo, offrendo risposte più complete quando il contesto lo consente.
In altre parole, “meno filtri” non significa “nessuna regola”.
Esperienza d’uso
Durante le prove effettuate, la piattaforma si è dimostrata:
✅ veloce
✅ semplice da utilizzare
✅ ricca di funzionalità
✅ adatta sia alla scrittura che alla programmazione
L’interfaccia è pulita e permette di passare facilmente da una funzione all’altra.
Privacy
Come per qualsiasi servizio basato sull’AI, è consigliabile evitare di inserire dati personali, password o informazioni riservate.
Prima di utilizzare la piattaforma è sempre buona norma leggere l’informativa sulla privacy e le condizioni d’uso per comprendere come vengono gestiti i dati.
Piani disponibili
Uncensored AI offre generalmente:
un piano gratuito con funzionalità limitate;
piani premium dedicati agli utenti che utilizzano l’AI in modo intensivo.
Le caratteristiche e i prezzi possono cambiare nel tempo, quindi è consigliabile verificare sempre le informazioni aggiornate sul sito ufficiale.
Pro e Contro
✅ Pro
Interfaccia moderna
Numerosi strumenti AI
Generazione immagini integrata
Ricerca Web
Modalità codice
Conversazioni vocali
Esperienza fluida
❌ Contro
Alcune funzioni richiedono un abbonamento
“Uncensored” non significa assenza totale di limitazioni
Come ogni AI, può commettere errori o fornire informazioni imprecise
Uncensored AI è una piattaforma interessante per chi desidera un’esperienza AI più flessibile senza rinunciare a strumenti moderni come ricerca web, generazione di immagini e supporto alla programmazione.
Non sostituisce necessariamente ChatGPT, Gemini o Claude, ma rappresenta un’alternativa valida per utenti che cercano un approccio diverso alle conversazioni con l’Intelligenza Artificiale.
Il consiglio è quello di utilizzarla sempre con spirito critico, verificando le informazioni importanti e sfruttandola come supporto alla creatività e alla produttività.
Conclusioni
Il panorama dell’Intelligenza Artificiale continua a evolversi rapidamente e Uncensored AI rappresenta una delle piattaforme più interessanti per chi desidera sperimentare nuove modalità di interazione con i modelli linguistici.
Pur non essendo realmente “senza censura”, offre un livello di flessibilità che molti utenti apprezzano e un ecosistema ricco di funzionalità.
Se sei curioso di provarla, può essere un’ottima occasione per confrontare diversi strumenti AI e capire quale si adatta meglio alle tue esigenze.
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Quando pensiamo a un servizio per scaricare i dati che un’azienda conserva sul nostro account, il primo nome che viene in mente è probabilmente Google Takeout. Ma anche Apple mette a disposizione uno strumento simile.
Si trova nel portale Dati e privacy, raggiungibile da privacy.apple.com, e permette di richiedere una copia delle informazioni associate al proprio Apple Account.
È una funzione particolarmente interessante per chi vuole conservare una copia dei propri dati su un computer, un disco esterno o magari un NAS domestico.
C’è però una distinzione importante: non si tratta di un sistema di sincronizzazione e non permette di trasformare iCloud in un cloud installato in casa.
Che cos’è il portale Dati e privacy di Apple
Il portale Dati e privacy raccoglie gli strumenti messi a disposizione da Apple per controllare e gestire i propri dati personali.
Dopo aver effettuato l’accesso con il proprio Apple Account possiamo, a seconda della disponibilità delle funzioni:
ottenere una copia dei dati conservati da Apple;
trasferire alcuni contenuti verso un altro servizio;
chiedere la correzione di informazioni personali;
disattivare temporaneamente l’account;
eliminare definitivamente l’account e i dati associati;
consultare informazioni sulle categorie di dati raccolte da Apple.
Secondo Apple, questi strumenti self-service sono disponibili in oltre 240 Paesi e aree geografiche.
Per gli utenti dell’Unione europea, del Regno Unito e del Giappone sono inoltre disponibili richieste una tantum o ricorrenti per determinate categorie di informazioni, comprese alcune attività relative all’App Store, alle installazioni delle app e alle notifiche push.
Quali dati possiamo scaricare?
Le categorie disponibili dipendono dai servizi utilizzati con il nostro Apple Account e possono quindi variare da una persona all’altra.
L’esportazione può comprendere, per esempio, dati relativi all’account e ai servizi Apple, oltre a contenuti archiviati tramite iCloud.
Non dobbiamo però immaginare un unico archivio perfettamente organizzato e pronto per essere importato altrove.
A seconda della categoria selezionata, possiamo ricevere contenuti nei loro formati originali insieme a registri, elenchi, metadati e altri file contenenti le informazioni associate al nostro account.
L’obiettivo del servizio è soprattutto permetterci di ottenere una copia dei dati, non creare automaticamente un backup completo e immediatamente ripristinabile dell’intero ecosistema Apple.
Confermiamo la richiesta seguendo le indicazioni mostrate sullo schermo.
Attendiamo che Apple prepari i dati.
Quando riceviamo la comunicazione, scarichiamo gli archivi e verifichiamo che siano leggibili.
La preparazione può richiedere del tempo perché Apple deve raccogliere le informazioni richieste e verificare che la richiesta provenga effettivamente dal titolare dell’account.
Una volta ottenuti i file, il consiglio è semplice: non lasciamoli nella cartella Download.
Se l’obiettivo è creare una vera copia personale dei nostri dati, spostiamoli subito sul sistema di archiviazione scelto.
Scaricare una copia non significa trasferire iCloud a casa
Questo è probabilmente il concetto più importante di tutta la guida.
Quando scarichiamo i nostri dati otteniamo una copia delle informazioni disponibili in quel momento.
Non stiamo creando una sincronizzazione permanente tra iCloud e il nostro NAS.
Se oggi salviamo una copia delle nostre foto su un server domestico e domani scattiamo altre cento fotografie con l’iPhone, queste non compariranno automaticamente nel nostro archivio locale solo perché abbiamo utilizzato il portale Dati e privacy.
Per mantenere aggiornato un archivio domestico dobbiamo quindi effettuare nuove esportazioni oppure utilizzare procedure dedicate di backup o sincronizzazione.
L’esportazione va vista come una sorta di fotografia dei nostri dati in un determinato momento.
Esportazione e trasferimento diretto: qual è la differenza?
Nel portale Apple possiamo trovare anche la funzione “Trasferisci una copia dei tuoi dati”.
Le due operazioni non sono la stessa cosa.
Con l’esportazione otteniamo dei file che possiamo scaricare e conservare dove preferiamo.
Con il trasferimento diretto, invece, alcuni contenuti vengono inviati da Apple verso un altro servizio compatibile.
Un esempio è il trasferimento di una copia della raccolta di Foto di iCloud verso Google Foto.
Gli originali presenti su iCloud non vengono eliminati automaticamente.
Bisogna inoltre tenere presente che alcuni elementi potrebbero non essere trasferiti integralmente. Apple segnala, per esempio, limitazioni riguardanti album smart, Live Photos, alcuni file RAW, album condivisi e determinati metadati.
Se il nostro obiettivo è conservare una copia sotto il nostro controllo, quindi, l’esportazione locale rimane una delle possibilità più interessanti.
Dove conservare i dati scaricati?
Una volta ottenuti gli archivi possiamo conservarli praticamente ovunque:
su un disco USB;
su un SSD esterno;
su un NAS domestico;
su un piccolo server personale;
su un computer dedicato all’archiviazione.
Qui però nasce un nuovo problema: la sicurezza.
Gli archivi esportati possono contenere foto, documenti e numerose altre informazioni personali.
Lasciare tutto su un disco non protetto collegato permanentemente alla rete non è necessariamente più sicuro che mantenere i dati sui server Apple.
Se utilizziamo un NAS, sarebbe opportuno prevedere almeno:
credenziali robuste;
autenticazione a due fattori, quando disponibile;
aggiornamenti regolari;
cifratura dei dati sensibili;
una seconda copia di sicurezza.
E soprattutto ricordiamo una regola fondamentale.
RAID non significa backup
Avere due o più dischi configurati in RAID può proteggerci dalla rottura di un disco, ma non ci protegge automaticamente da tutto il resto.
Una cancellazione accidentale, un ransomware, il furto del NAS, un guasto dell’intero dispositivo o un incendio possono comunque farci perdere i dati.
Per questo continua ad avere senso la famosa regola del backup 3-2-1:
3 copie dei dati, su 2 supporti differenti, con almeno 1 copia conservata altrove.
Nel nostro caso potremmo avere:
iCloud → NAS domestico → disco esterno conservato in un altro luogo.
Una configurazione semplice, ma decisamente più robusta rispetto ad avere una sola copia.
Può sostituire davvero iCloud?
No, almeno non da solo.
Il portale Dati e privacy è principalmente uno strumento di portabilità e controllo dei dati, non un sostituto di iCloud.
Può però essere molto utile per:
creare periodicamente un archivio indipendente da Apple;
preparare una migrazione verso altri servizi;
conservare localmente foto e documenti importanti;
avere maggiore controllo sulle proprie informazioni;
ridurre la dipendenza da un unico fornitore cloud.
Non offre invece la comodità della sincronizzazione continua di iCloud, né la stessa integrazione tra iPhone, iPad e Mac.
Ed è proprio questa la differenza fondamentale tra possedere una copia dei propri dati e utilizzare un servizio cloud che li mantiene continuamente sincronizzati.
Conclusioni
Il portale Dati e privacy di Apple può essere considerato, con le dovute differenze, una sorta di Google Takeout per l’ecosistema Apple.
In pochi passaggi possiamo richiedere una copia di molte delle informazioni associate al nostro Apple Account e conservarla su dispositivi sotto il nostro controllo.
Per chi possiede un NAS o semplicemente un buon disco esterno può essere un ottimo punto di partenza per costruire un archivio personale indipendente dal cloud.
Ma c’è un aspetto da non dimenticare.
Avere i dati in casa significa avere maggiore controllo, ma anche assumersi una maggiore responsabilità.
Dal momento in cui scarichiamo una copia dei nostri dati, infatti, la loro sicurezza dipende anche da noi.
E forse è proprio questo il vero vantaggio di strumenti come quello offerto da Apple: non necessariamente abbandonare il cloud, ma evitare che l’unica copia importante della nostra vita digitale dipenda da un solo servizio.
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Creare una presentazione efficace richiede normalmente diverse attività: raccogliere le informazioni, definire la struttura, scrivere i testi, scegliere le immagini e sistemare ogni diapositiva. Genspark AI Slides prova a riunire queste operazioni in un solo ambiente, trasformando un prompt o un documento in una presentazione completa.
Non si limita quindi ad applicare un modello grafico a un testo. Può effettuare ricerche, proporre una scaletta, generare grafici e immagini, creare le note per il relatore e modificare le singole slide attraverso comandi in linguaggio naturale.
Il risultato può essere presentato direttamente dal browser oppure esportato, con alcune limitazioni legate al piano utilizzato.
Che cos’è Genspark AI
Genspark è una piattaforma di produttività basata sull’intelligenza artificiale. All’interno dello stesso spazio di lavoro offre strumenti per ricerche, documenti, fogli di calcolo, immagini, video e presentazioni.
Genspark ha presentato la prima versione di AI Slides nell’aprile 2025. La piattaforma è però cambiata molto rapidamente: nel maggio 2026 è arrivata AI Slides 5.0, con un nuovo editor, modalità creative, competenze riutilizzabili e strumenti più avanzati per grafici e dati. Conviene quindi controllare sempre la documentazione più recente, perché interfaccia, prezzi e funzioni possono cambiare.
Come creare una presentazione con Genspark AI Slides
Il flusso di base è semplice, ma la qualità del risultato dipende soprattutto da come viene impostato il lavoro.
1. Aprire AI Slides
Dalla pagina iniziale di Genspark bisogna scegliere AI Slides, disponibile nel menu per la creazione di un nuovo progetto.
Prima di generare le slide è possibile selezionare alcune modalità.
Professional produce presentazioni ordinate e orientate al lavoro, adatte a report, proposte commerciali, formazione e consulenza. È anche la modalità che, secondo la documentazione attuale, offre l’editor manuale completo.
Creative privilegia invece immagini, colori e composizioni più elaborate. Supporta formati diversi dal classico 16:9, come 1:1 o 9:16, e può essere utile anche per caroselli social, poster e schede visuali.
La scelta è importante: una volta creato il progetto non è possibile passare da Professional a Creative. Per cambiare modalità bisogna iniziare un nuovo progetto.
2. Descrivere obiettivo, pubblico e struttura
Un prompt generico come “crea una presentazione sull’intelligenza artificiale” lascia troppe decisioni al sistema. È meglio specificare almeno:
chi vedrà la presentazione;
qual è il suo obiettivo;
quante slide servono;
quali argomenti devono essere inclusi;
il tono e lo stile grafico;
le fonti da utilizzare;
il formato dei grafici desiderati;
l’eventuale presenza di note per il relatore.
Un prompt più efficace potrebbe essere:
Crea una presentazione professionale in italiano di 10 slide per imprenditori e responsabili marketing. Spiega come adottare l’intelligenza artificiale generativa in una PMI. Parti dalle conclusioni, usa un tono concreto, cita fonti ufficiali aggiornate e inserisci una tabella costi-benefici, una roadmap di 90 giorni e note sintetiche per il relatore. Prima di generare le slide, mostrami la scaletta e attendi la mia approvazione.
La richiesta di mostrare prima la scaletta è particolarmente utile: correggere una struttura sbagliata costa meno tempo e meno crediti rispetto a rigenerare un’intera presentazione.
3. Usare Guide Mode per i lavori più complessi
Con la generazione immediata, Genspark interpreta il prompt e comincia a costruire il deck. Attivando Guide Mode, invece, l’AI si comporta come un consulente: pone domande su pubblico, obiettivo, contenuti, struttura e preferenze grafiche prima di produrre le slide.
Guide Mode è consigliabile per:
presentazioni commerciali importanti;
pitch deck per investitori;
report destinati al management;
lezioni e corsi;
argomenti complessi o poco definiti;
utenti che non sanno ancora quale struttura adottare.
Per una presentazione interna e veloce può essere sufficiente la modalità immediata. Per un documento destinato a clienti o dirigenti, il passaggio di consultazione offre maggiore controllo.
4. Caricare documenti e dati
Genspark può costruire una presentazione partendo da materiali già disponibili. È possibile caricare report, appunti, fogli di calcolo, PDF e presentazioni esistenti.
Un esempio pratico è caricare un file Excel con i risultati trimestrali e chiedere:
Usa esclusivamente i dati contenuti nel file allegato. Crea una presentazione di otto slide con riepilogo esecutivo, andamento mensile del fatturato, confronto tra aree geografiche, prodotti più redditizi e tre raccomandazioni operative. Non inventare i valori mancanti e segnala eventuali incongruenze.
AI Slides può produrre grafici a barre, linee, torta o radar, oltre a funnel, diagrammi di flusso, organigrammi, timeline, matrici 2×2 e diagrammi di Gantt.
La documentazione afferma che l’ambiente dispone di un computer integrato capace di eseguire calcoli e codice. Questo riduce il rischio di grafici costruiti con operazioni matematiche improvvisate dal modello, ma non elimina la necessità di controllare dati, formule, assi ed etichette.
Modificare le slide generate
Una delle caratteristiche più interessanti di Genspark è la possibilità di continuare a lavorare sulla presentazione attraverso una conversazione.
Si può selezionare un titolo, un testo, un’immagine o un grafico e chiedere, per esempio:
“Riduci questo testo a tre punti chiave”;
“Sostituisci l’immagine con una fotografia più realistica”;
“Trasforma il grafico a torta in un grafico a barre”;
“Rendi questa slide più adatta a un pubblico non tecnico”;
“Uniforma colori, font e spaziature alla prima slide”;
“Dividi questa diapositiva troppo densa in due pagine”.
In Professional Mode è disponibile anche un editor manuale. Gli elementi possono essere spostati, ridimensionati, ruotati, raggruppati e disposti su livelli. È inoltre possibile intervenire direttamente su font, colori, allineamento, ritaglio delle immagini e note.
Le modifiche manuali, in base alla guida ufficiale, non consumano crediti. Per piccole correzioni conviene quindi usare l’editor, riservando la rigenerazione AI ai cambiamenti sostanziali.
Template, identità visiva e Slide Skills
Per mantenere una grafica coerente, Genspark utilizza le Slide Skills. Una Skill non contiene soltanto colori e impaginazione, ma anche indicazioni su come organizzare e argomentare i contenuti per uno specifico scenario.
La piattaforma dichiara di offrire più di 100 Skill dedicate, tra le altre cose, a strategia aziendale, vendite B2B, formazione, ricerca, marketing, KPI, raccolta fondi e gestione del prodotto.
È inoltre possibile creare una Skill personalizzata partendo da:
una presentazione PowerPoint;
un PDF;
una descrizione testuale;
un pacchetto Skill ricevuto da un altro utente.
Questa funzione può essere utile alle aziende che producono regolarmente report, offerte o presentazioni commerciali con lo stesso marchio. Prima di affidarsi al risultato, è comunque necessario controllare font, proporzioni, loghi e colori: l’adattamento automatico non garantisce una riproduzione perfetta di ogni master PowerPoint.
Un metodo prudente consiste nel chiedere a Genspark di creare soltanto la prima slide, approvarne lo stile e generare successivamente le altre con le stesse regole grafiche.
Verificare fonti e affermazioni
AI Slides comprende una funzione Verify content, con la quale si può richiedere il controllo di una pagina o dell’intera presentazione. Il sistema confronta dati e affermazioni con il Web o con i documenti caricati e aggiunge collegamenti alle fonti. Nell’esportazione PPTX, la traccia della verifica può essere inserita nelle note.
È una funzione utile, ma non equivale a una revisione editoriale o professionale. Prima di utilizzare la presentazione bisogna controllare personalmente:
numeri e percentuali;
date e nomi propri;
attendibilità e data delle fonti;
coerenza tra grafico e dati originali;
affermazioni legali, mediche o finanziarie;
citazioni e diritti delle immagini;
eventuali conclusioni prodotte dall’AI.
Anche un contenuto accompagnato da una fonte può interpretarla in modo errato o omettere informazioni importanti.
Esportare in PowerPoint, PDF e Google Slides
Quando la presentazione è pronta, può essere mostrata direttamente nel browser. Sono disponibili anche note, timer e vista relatore.
L’esportazione può avvenire nei formati:
PowerPoint .pptx, per continuare il lavoro in Microsoft PowerPoint;
PDF, per distribuire una versione con layout stabile;
Google Slides, per la collaborazione online.
Secondo la guida ufficiale consultata, l’esportazione in PPTX e PDF richiede un piano a pagamento Plus, Pro, Team o Enterprise. L’operazione di esportazione non consuma crediti.
La cronologia ufficiale degli aggiornamenti di AI Slides segnala che nel giugno 2026 è stata migliorata la fedeltà dei file PowerPoint esportati. Rimane però possibile che alcuni componenti complessi non si comportino come elementi nativi: la FAQ di Genspark avverte che tabelle e grafici possono essere convertiti in immagini o forme per conservarne l’aspetto, riducendone quindi la modificabilità in PowerPoint.
Prima di una riunione importante è opportuno aprire il PPTX sul computer che verrà utilizzato e controllare font, animazioni, grafici, ritorni a capo e proporzioni delle immagini.
Quanto costa Genspark
Genspark utilizza un sistema di crediti: il consumo varia in base al modello, alla complessità dell’attività, alla lunghezza dell’output e al numero di rigenerazioni.
La guida ufficiale ai crediti indica attualmente 100 crediti al giorno per il piano gratuito. I crediti dei piani a pagamento si rinnovano invece ogni mese e quelli inutilizzati non vengono trasferiti al ciclo successivo.
Al momento della verifica, effettuata il 21 agosto 2026, la pagina ufficiale degli abbonamenti mostrava il piano Plus a 24,99 dollari al mese e Pro a 249,99 dollari al mese, prima di eventuali imposte o differenze locali. Prezzi, promozioni, dotazioni e regole sui crediti possono cambiare: prima dell’acquisto bisogna consultare la pagina visualizzata nel proprio account.
Per limitare il consumo è consigliabile:
preparare e approvare la scaletta prima della generazione;
usare Standard per le bozze e Ultra solo quando la maggiore qualità è realmente necessaria;
interrompere subito una generazione avviata nella direzione sbagliata;
correggere manualmente testo e impaginazione;
evitare di rigenerare l’intero deck per modificare una sola slide.
Privacy: attenzione ai documenti riservati
Caricare un business plan, dati finanziari o informazioni sui clienti significa trasmettere quei contenuti a un servizio esterno.
La Privacy Policy di Genspark, aggiornata il 24 luglio 2026, dichiara che il servizio raccoglie i prompt e gli output. Precisa inoltre che i dati personali inseriti volontariamente nei prompt possono essere condivisi con fornitori di servizi AI, inclusi OpenAI e Anthropic, per generare le risposte richieste.
Prima di caricare documenti aziendali è quindi prudente:
rimuovere dati personali non necessari;
anonimizzare clienti, dipendenti e fornitori;
non inserire password, credenziali o segreti commerciali;
verificare le condizioni previste dal proprio piano;
controllare le regole aziendali sull’uso di servizi AI;
valutare un piano organizzativo quando servono maggiori controlli amministrativi.
La semplice disponibilità tecnica del caricamento non implica che un documento possa essere trattato senza verifiche legali e organizzative.
I principali limiti di Genspark AI Slides
Genspark può ridurre molto il tempo necessario per arrivare a una prima versione, ma non sostituisce completamente autore, analista e designer.
I limiti più rilevanti sono:
Possibili errori nei contenuti. Ricerca automatica e verifica non eliminano allucinazioni, fonti deboli o interpretazioni sbagliate.
Risultati dipendenti dal prompt. Istruzioni generiche producono spesso slide prevedibili, ridondanti o troppo dense.
Consumo di crediti. Generazioni complesse e tentativi ripetuti possono esaurire rapidamente la dotazione.
Esportazione completa a pagamento. I principali formati scaricabili richiedono un abbonamento.
Fedeltà PPTX non assoluta. Font, elementi grafici e componenti complessi devono essere ricontrollati dopo l’esportazione.
Modificabilità variabile. Alcuni grafici e tabelle possono arrivare in PowerPoint come immagini o forme.
Vincolo della modalità. Professional e Creative non possono essere scambiate dopo l’avvio del progetto.
Questioni di privacy. File e prompt possono contenere dati destinati anche a fornitori AI terzi.
Diritti sulle immagini. La possibilità di trovare immagini sul Web non garantisce automaticamente il diritto di riutilizzarle.
Stile non sempre originale. Senza indicazioni precise o un template aziendale, il risultato può apparire simile a molte altre presentazioni generate dall’AI.
Genspark AI Slides conviene?
Genspark AI Slides è particolarmente utile per creare rapidamente una bozza strutturata, trasformare un report in una presentazione, costruire grafici a partire da dati e sperimentare più impostazioni narrative.
Il vantaggio principale non è ottenere una presentazione “finita con un clic”, ma concentrare ricerca, scrittura, grafica e revisione in un flusso conversazionale. Usato in questo modo, può far risparmiare tempo senza rinunciare al controllo.
Il metodo migliore resta quello collaborativo: affidare all’AI la prima struttura e le operazioni ripetitive, quindi intervenire con competenza umana su accuratezza, sintesi, identità visiva e messaggio finale.
In breve, Genspark può fare molto del lavoro operativo. La responsabilità di decidere che cosa comunicare — e di assicurarsi che sia corretto — rimane però dell’autore.
Quante volte ti è capitato di avere un progetto distribuito tra decine di strumenti diversi?
Un PDF aperto sul desktop, un video YouTube tra i preferiti, un articolo salvato nel browser, qualche nota su Notion e magari ChatGPT aperto in un’altra scheda per chiedere un riassunto.
Questo continuo passaggio tra applicazioni rallenta il lavoro e rende più difficile mantenere il filo del progetto.
YouMind nasce proprio per risolvere questo problema.
Si presenta come un AI Workspace, ovvero uno spazio di lavoro intelligente dove raccogliere informazioni, analizzarle con l’Intelligenza Artificiale e trasformarle in contenuti pronti all’uso, senza cambiare continuamente piattaforma.
Cos’è YouMind?
YouMind è una piattaforma pensata per chi lavora ogni giorno con grandi quantità di informazioni.
All’interno di un progetto (chiamato Board) è possibile raccogliere:
pagine web;
PDF;
video YouTube;
immagini;
documenti;
note personali;
podcast e altre fonti online.
Una volta importati, tutti i contenuti vengono organizzati in un unico ambiente dove l’AI può leggerli, comprenderli e utilizzarli come base per rispondere alle tue domande o aiutarti nella scrittura.
Il risultato è un workflow molto più fluido rispetto all’utilizzo di strumenti separati.
Le funzionalità principali
📚 Workspace intelligente
Il cuore di YouMind è la sua capacità di organizzare automaticamente tutte le informazioni.
Ogni progetto rimane ordinato e facilmente consultabile, evitando la classica dispersione tra browser, cloud e applicazioni diverse.
È una soluzione ideale per chi gestisce ricerche complesse o progetti di lunga durata.
🤖 Chat con documenti e PDF
Una delle funzioni più interessanti è la possibilità di dialogare direttamente con il materiale caricato.
Puoi chiedere all’AI di:
riassumere documenti;
confrontare più PDF;
individuare informazioni specifiche;
spiegare concetti complessi;
estrarre dati;
trovare collegamenti tra diverse fonti.
È come avere un assistente personale che conosce tutto il materiale del progetto.
✍️ Scrittura assistita
Quando arriva il momento di creare contenuti, YouMind mette a disposizione un editor intelligente capace di utilizzare tutte le informazioni raccolte.
Puoi realizzare rapidamente:
articoli;
report;
documentazione tecnica;
presentazioni;
riassunti;
bozze di newsletter;
testi per blog e social.
Il vantaggio è evidente: l’AI lavora sul contesto reale del progetto, riducendo tempi di ricerca e copiature tra strumenti diversi.
🎨 Creazione di contenuti multimediali
Oltre ai testi, la piattaforma supporta anche la creazione di contenuti visuali e materiali multimediali, rendendola particolarmente interessante per creator, marketer e professionisti della comunicazione.
🔍 Ricerca centralizzata
Uno degli aspetti più utili è la possibilità di avere tutte le fonti raccolte nello stesso spazio.
Non importa se provengono da un sito web, un PDF o un video: YouMind le rende interrogabili tramite una semplice chat.
Questo approccio riduce drasticamente il tempo dedicato alla ricerca delle informazioni.
Supporto ai principali modelli AI
Uno dei punti di forza di YouMind è la possibilità di sfruttare diversi modelli di Intelligenza Artificiale.
Tra quelli supportati troviamo:
OpenAI
Anthropic
Google
DeepSeek
Questa flessibilità permette di scegliere il modello più adatto al tipo di attività che si sta svolgendo.
Esperienza d’uso
L’interfaccia è moderna, ordinata e progettata per mantenere il focus sul lavoro.
Dopo pochi minuti si comprende la logica delle Board e diventa naturale raccogliere documenti, consultarli e dialogare con l’AI.
Per chi gestisce molti progetti contemporaneamente rappresenta un notevole passo avanti rispetto ai classici chatbot.
A chi consigliamo YouMind?
YouMind è particolarmente indicato per:
👨💻 Blogger e Content Creator
🎓 Studenti universitari
🔬 Ricercatori
✍️ Copywriter
📈 Marketer
🏢 Team aziendali
📚 Professionisti che lavorano con molti documenti
Se invece utilizzi l’AI soltanto per fare domande occasionali o scrivere qualche testo, probabilmente un chatbot tradizionale potrebbe essere più che sufficiente.
Pro e Contro
✅ Pro
Workspace completo e ben organizzato
Chat con PDF e documenti
Supporto a più modelli AI
Editor intelligente
Ottima gestione delle fonti
Workflow molto fluido
Interfaccia moderna
❌ Contro
Richiede qualche giorno per sfruttarne tutte le potenzialità
Alcune funzionalità avanzate sono disponibili solo nei piani premium
Potrebbe risultare eccessivo per chi cerca esclusivamente una chat AI
Conclusioni
L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale non passa soltanto da modelli sempre più potenti, ma anche da strumenti capaci di organizzare il nostro lavoro in modo intelligente.
YouMind interpreta perfettamente questa filosofia: riunisce ricerca, documentazione, note e scrittura assistita in un’unica piattaforma semplice da utilizzare e sorprendentemente completa.
È uno di quei servizi che, dopo qualche giorno di utilizzo, riescono davvero a cambiare il modo in cui si gestiscono idee, informazioni e progetti.
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Vuoi entrare nel mondo della cybersecurity ma non sai da dove iniziare? Con TryHackMe puoi imparare a difendere sistemi informatici, scoprire le tecniche degli hacker etici e mettere subito le mani sulla pratica, direttamente dal browser.
Imparare la cybersecurity non è mai stato così semplice
Ogni giorno sentiamo parlare di attacchi informatici, ransomware, phishing e violazioni di dati. Le aziende cercano professionisti della cybersecurity come non mai, ma spesso imparare queste competenze sembra complicato e costoso.
Ed è proprio qui che entra in gioco TryHackMe.
Questa piattaforma è diventata uno dei punti di riferimento per chi vuole imparare l’hacking etico attraverso laboratori pratici, simulazioni realistiche e percorsi guidati pensati sia per principianti che per professionisti. Oggi conta milioni di utenti e oltre 1.000 laboratori dedicati alla sicurezza informatica. (TryHackMe)
Cos’è TryHackMe?
TryHackMe è una piattaforma online dedicata alla formazione in Cyber Security.
A differenza dei classici corsi teorici, qui impari facendo pratica.
Non dovrai installare software complessi o configurare macchine virtuali: tutto funziona direttamente dal browser grazie a laboratori già pronti all’uso. (TryHackMe)
L’obiettivo è semplice:
Imparare la sicurezza informatica risolvendo sfide reali.
Come funziona?
Dopo aver creato gratuitamente un account puoi scegliere uno dei tanti percorsi disponibili.
Ogni lezione è composta da:
spiegazione teorica;
esercizi pratici;
macchine virtuali vulnerabili;
domande per verificare quanto hai imparato.
Il bello è che ogni passaggio viene spiegato in modo guidato, rendendo la piattaforma accessibile anche a chi parte completamente da zero. (TryHackMe)
Cosa puoi imparare?
La libreria di contenuti è enorme e copre praticamente ogni area della cybersecurity.
🛡️ Ethical Hacking
Scopri come ragionano gli hacker etici e come individuano le vulnerabilità nei sistemi.
🌐 Networking
Impara il funzionamento delle reti, dei protocolli e dei principali servizi Internet.
🐧 Linux
Gran parte della sicurezza informatica passa da Linux.
TryHackMe offre percorsi dedicati per imparare i comandi fondamentali e l’amministrazione dei sistemi.
🔍 Digital Forensics
Analizza file, log e dispositivi per ricostruire incidenti informatici.
☁️ Cloud Security
Sempre più aziende lavorano su AWS e Azure.
La piattaforma include laboratori dedicati anche alla sicurezza nel cloud.
🔵 Blue Team
Non solo attacco.
Puoi imparare anche a difendere reti aziendali, analizzare malware e gestire incidenti di sicurezza.
🔴 Red Team
Simula veri penetration test utilizzando gli strumenti impiegati dai professionisti. (TryHackMe)
Una macchina Linux pronta in un clic
Una delle funzionalità più apprezzate è la AttackBox.
Si tratta di una macchina virtuale Ubuntu già configurata con tutti gli strumenti necessari.
Non devi installare Kali Linux o altre distribuzioni: basta cliccare su Start AttackBox e iniziare subito a lavorare. Gli utenti gratuiti hanno un limite giornaliero, mentre gli abbonamenti Premium offrono un utilizzo illimitato. (help.tryhackme.com)
Gamification: imparare divertendosi
TryHackMe non è il classico corso online.
Ogni attività completata permette di:
guadagnare punti XP;
salire di livello;
ottenere badge;
mantenere una serie giornaliera di studio (streak).
Questo sistema rende l’apprendimento molto più coinvolgente e aiuta a mantenere alta la motivazione. (TryHackMe)
È adatto anche ai principianti?
Assolutamente sì.
Uno dei punti di forza della piattaforma è proprio la presenza di percorsi introduttivi dedicati a chi non ha alcuna esperienza.
Puoi iniziare imparando:
come funziona Internet;
le basi di Linux;
i concetti di rete;
le vulnerabilità più comuni.
Successivamente potrai affrontare laboratori sempre più avanzati.
Versione gratuita o Premium?
La versione gratuita è già molto interessante.
Include:
numerosi laboratori;
percorsi introduttivi;
accesso alla community.
Chi desidera un’esperienza completa può scegliere Premium o MAX, che sbloccano tutti i percorsi formativi, certificati di completamento, AttackBox senza limiti e contenuti avanzati. (TryHackMe)
Perché piace così tanto?
La community internazionale considera TryHackMe una delle migliori piattaforme per iniziare nel mondo della cybersecurity grazie all’approccio pratico, ai percorsi strutturati e alla facilità d’uso. Molti utenti la utilizzano anche come preparazione a certificazioni e ai primi colloqui di lavoro nel settore. (Reddit)
Vale la pena provarlo?
Se vuoi imparare la cybersecurity senza spendere migliaia di euro in corsi, la risposta è sì.
TryHackMe riesce a trasformare argomenti complessi in lezioni pratiche e divertenti.
Che tu voglia diventare un penetration tester, un analista SOC o semplicemente capire meglio come funzionano gli attacchi informatici, questa piattaforma rappresenta uno dei migliori punti di partenza disponibili oggi.
Conclusioni
La cybersecurity è uno dei settori con la crescita più rapida degli ultimi anni, e la richiesta di professionisti continua ad aumentare.
TryHackMe rende questo mondo accessibile a tutti grazie a un approccio semplice, pratico e coinvolgente.
Se hai sempre sognato di capire come lavorano gli hacker… questo è probabilmente il posto migliore da cui iniziare.
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Creare un modello 3D senza conoscere software CAD? Oggi è possibile. Con CADAM basta descrivere un oggetto con una semplice frase e l’intelligenza artificiale si occupa del resto.
Se ti dicessi che puoi progettare in 3D semplicemente scrivendo una frase?
Per anni il mondo della progettazione CAD è stato riservato a ingegneri, designer e maker con molta esperienza. Imparare software come AutoCAD, Fusion 360 o SolidWorks richiede tempo, pratica e tanta pazienza.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando.
CADAM è un progetto open source che sfrutta l’intelligenza artificiale per trasformare una descrizione testuale (o persino un’immagine) in un vero modello 3D pronto per essere modificato o stampato. (GitHub)
La promessa è semplice:
“Descrivi quello che vuoi creare e lascia che l’AI costruisca il modello.”
Cos’è CADAM?
CADAM è un’applicazione web gratuita e open source che permette di creare modelli CAD direttamente dal browser.
Non serve installare software complessi: basta aprire il sito, scrivere ciò che si desidera realizzare e attendere pochi secondi.
Ad esempio puoi scrivere:
“Un supporto per smartphone da scrivania”
“Una manopola con diametro di 40 mm”
“Una scatola con coperchio e foro laterale”
L’AI genera automaticamente il modello tridimensionale e lo mostra in anteprima. (Adam)
Come funziona?
Il processo è sorprendentemente semplice:
Scrivi una descrizione dell’oggetto.
L’intelligenza artificiale interpreta la richiesta.
CADAM genera il codice OpenSCAD necessario.
Il modello viene renderizzato in tempo reale.
Puoi modificare dimensioni e parametri con semplici slider.
Questo approccio rende il progetto molto diverso dai classici generatori di immagini AI: qui il risultato non è una semplice immagine, ma un vero modello parametrico modificabile. (GitHub)
Le funzionalità più interessanti
🧠 Generazione da testo
È sufficiente descrivere l’oggetto in linguaggio naturale.
Non servono coordinate, schizzi tecnici o conoscenze di modellazione.
🖼️ Supporto alle immagini
Puoi anche caricare un’immagine come riferimento.
L’AI la utilizza per comprendere meglio la geometria dell’oggetto da creare. (GitHub)
🎛️ Modelli parametrici
Una volta creato il modello, CADAM individua automaticamente le misure modificabili.
Così puoi cambiare:
altezza
larghezza
diametro
spessore
senza rigenerare tutto da zero.
👀 Anteprima 3D immediata
Il rendering avviene direttamente nel browser grazie a Three.js e OpenSCAD WebAssembly.
Non è necessario installare software esterni. (GitHub)
📦 Esportazione dei file
I modelli possono essere esportati in diversi formati, tra cui:
STL
SCAD
DXF
Perfetti per:
stampa 3D
prototipazione
modifica successiva con altri software CAD. (GitHub)
Per chi è pensato?
CADAM può essere utile a moltissime persone.
Maker
Creare rapidamente componenti per la stampa 3D.
Studenti
Imparare la modellazione parametrica senza partire da software complessi.
Ingegneri
Generare rapidamente bozze e concept.
Designer
Trasformare un’idea in un prototipo in pochi minuti.
Hobbisti
Realizzare piccoli oggetti personalizzati anche senza esperienza.
Open Source: un enorme vantaggio
Uno degli aspetti più interessanti di CADAM è che il progetto è completamente open source.
Questo significa che:
puoi studiarne il codice;
contribuire allo sviluppo;
installarlo in locale;
personalizzarlo in base alle tue esigenze.
Il progetto è sviluppato principalmente con React, TypeScript, Three.js, OpenSCAD WebAssembly e integra modelli AI per la generazione del codice CAD. (GitHub)
È davvero così rivoluzionario?
La risposta è: dipende da cosa ti aspetti.
CADAM non sostituisce ancora software professionali come Fusion 360 o SolidWorks quando si tratta di progettazioni molto complesse.
Tuttavia rappresenta uno dei migliori esempi di come l’intelligenza artificiale possa velocizzare la fase iniziale della progettazione.
Anche la community di maker e sviluppatori lo considera una soluzione promettente: molti utenti apprezzano la rapidità nella creazione di modelli semplici, pur sottolineando che per progetti molto complessi è ancora necessario un intervento manuale. (Reddit)
Vale la pena provarlo?
Se possiedi una stampante 3D, lavori nel mondo del CAD oppure sei semplicemente curioso di vedere dove sta andando l’intelligenza artificiale, assolutamente sì.
CADAM dimostra quanto rapidamente stia evolvendo il settore della progettazione assistita dall’AI.
Probabilmente siamo solo all’inizio, ma strumenti come questo ci fanno intuire come potrebbe essere il futuro della progettazione: più veloce, più accessibile e sempre più naturale.
Conclusioni
L’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il modo in cui scriviamo testi o generiamo immagini.
Sta iniziando a rivoluzionare anche la progettazione tecnica.
CADAM è uno dei progetti open source più interessanti del momento perché rende la modellazione 3D accessibile praticamente a tutti: basta un’idea e una frase ben scritta.
Se ami sperimentare con le nuove tecnologie, questo è uno di quei progetti che meritano sicuramente un posto nei tuoi preferiti.
Condividilo con un amico appassionato di tecnologia e stampa 3D! Seguici su Albilab.it per scoprire ogni settimana nuovi strumenti, progetti open source e le migliori novità dal mondo dell’intelligenza artificiale.
L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nella vita di tutti i giorni. C’è chi la usa per scrivere email, chi per programmare, chi per riassumere documenti o tradurre testi. La maggior parte degli strumenti più conosciuti, come ChatGPT, Gemini o Claude, funziona però tramite il cloud: ogni richiesta viene inviata ai server del produttore, elaborata e restituita all’utente.
Ma cosa succede se vuoi utilizzare un’AI senza connessione a Internet, mantenendo i tuoi dati sul computer e senza dipendere da servizi esterni?
La risposta è GPT4All, un progetto open source sviluppato da Nomic AI che permette di eseguire modelli di Intelligenza Artificiale direttamente sul proprio PC o Mac.
Se sei un appassionato di tecnologia, uno sviluppatore o semplicemente una persona attenta alla privacy, questo è uno di quei progetti che meritano davvero di essere conosciuti.
Cos’è GPT4All?
GPT4All è un’applicazione gratuita e open source che consente di eseguire Large Language Models (LLM) direttamente sul proprio computer.
In pratica, invece di collegarsi ai server di OpenAI o di altri fornitori, il modello viene eseguito localmente. Tutte le conversazioni e l’elaborazione avvengono sul tuo dispositivo.
L’interfaccia è semplice e intuitiva, molto simile a quella dei chatbot AI che ormai conosciamo tutti. Anche chi non ha competenze tecniche può installarlo in pochi minuti e iniziare subito a utilizzarlo.
Perché utilizzare un’AI in locale?
Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di AI locale, e il motivo è semplice: offre vantaggi che i servizi online non possono garantire.
Privacy totale
Ogni documento, conversazione o codice sorgente rimane sul tuo computer.
Se lavori con dati sensibili, documentazione aziendale o informazioni riservate, non devi caricare nulla su server esterni.
Per molti professionisti e aziende questo rappresenta un enorme vantaggio anche dal punto di vista della sicurezza e della conformità alle normative sulla protezione dei dati.
Funziona anche senza Internet
Una volta scaricato il modello AI, GPT4All continua a funzionare anche completamente offline.
È ideale per chi lavora in mobilità, in ambienti con connessioni instabili o semplicemente desidera un assistente AI sempre disponibile.
Nessun abbonamento obbligatorio
GPT4All è gratuito.
Puoi installarlo, scaricare i modelli disponibili e iniziare a utilizzarlo senza sottoscrivere piani mensili.
Naturalmente alcuni modelli possono essere più esigenti in termini di risorse hardware, ma il software non richiede alcun costo di licenza.
GPT4All non è un modello AI: è una piattaforma
Questo è un aspetto che spesso genera confusione.
GPT4All non è un singolo modello linguistico.
È una piattaforma che permette di scaricare ed eseguire numerosi modelli open source, scegliendo quello più adatto alle proprie esigenze.
Tra quelli disponibili troviamo, ad esempio:
Llama
Mistral
Gemma
DeepSeek
Qwen
Phi
altri modelli compatibili con il formato GGUF
Ogni modello ha caratteristiche differenti.
Alcuni sono ottimizzati per la programmazione, altri risultano più veloci, altri ancora offrono una migliore qualità nelle risposte o richiedono meno memoria RAM.
La possibilità di cambiare modello con pochi clic è uno dei punti di forza della piattaforma.
Installazione: bastano pochi minuti
Uno dei motivi del successo di GPT4All è la semplicità d’uso.
Per iniziare è sufficiente:
scaricare il programma dal sito ufficiale;
installarlo come una normale applicazione;
scegliere il modello AI da scaricare;
iniziare a chattare.
Non è necessario utilizzare il terminale o conoscere linguaggi di programmazione.
Anche chi non ha esperienza con Linux o con gli strumenti per sviluppatori può iniziare in pochi minuti.
La funzione LocalDocs: il tuo assistente personale per i documenti
Una delle caratteristiche più interessanti di GPT4All è LocalDocs.
Questa funzione permette di importare documenti locali e interrogarli tramite l’Intelligenza Artificiale.
Puoi caricare:
PDF
manuali tecnici
documentazione aziendale
file di testo
documentazione software
appunti
report
Successivamente puoi porre domande come:
Puoi riassumere questo documento?
Quali sono i punti principali?
Dove viene spiegata questa procedura?
Quali sono le differenze tra questi due capitoli?
Il tutto senza inviare il documento su Internet.
Per chi lavora quotidianamente con manuali o documentazione tecnica è una funzione davvero molto utile.
Quanto è potente?
Naturalmente bisogna fare un confronto corretto.
I grandi servizi cloud come ChatGPT utilizzano modelli enormi eseguiti su infrastrutture con migliaia di GPU.
GPT4All, invece, sfrutta l’hardware del tuo computer.
Questo significa che le prestazioni dipendono dalla macchina utilizzata.
Su un PC recente con almeno 16 GB di RAM l’esperienza è generalmente molto soddisfacente.
Con configurazioni più modeste è comunque possibile utilizzare modelli più leggeri, rinunciando a qualcosa in termini di velocità o qualità delle risposte.
A chi può essere utile?
GPT4All è uno strumento estremamente versatile.
Può essere utilizzato da:
sviluppatori software;
sistemisti;
studenti;
insegnanti;
professionisti;
aziende;
content creator;
chiunque voglia sperimentare l’AI mantenendo il controllo dei propri dati.
È particolarmente interessante anche per chi desidera imparare come funzionano i moderni modelli linguistici senza sostenere costi mensili.
I vantaggi principali
Riassumendo, GPT4All offre numerosi punti di forza.
✅ Gratuito e open source
✅ Funziona offline
✅ Nessun dato inviato nel cloud
✅ Compatibile con numerosi modelli AI
✅ Installazione semplice
✅ Disponibile per Windows, macOS e Linux
✅ Supporto alla consultazione dei documenti locali
Ci sono anche dei limiti?
Come ogni tecnologia, anche GPT4All presenta alcuni compromessi.
I modelli eseguiti in locale non raggiungono sempre le prestazioni delle versioni cloud più avanzate.
Inoltre:
richiedono spazio su disco;
consumano memoria RAM;
possono risultare più lenti su computer datati;
alcuni modelli molto grandi necessitano di hardware performante.
Per molti utilizzi quotidiani, però, questi limiti sono ampiamente compensati dai vantaggi in termini di privacy e libertà.
Il futuro dell’AI passa anche dal computer di casa
Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è stata quasi esclusivamente sinonimo di servizi online.
Progetti come GPT4All dimostrano invece che è possibile avere un assistente intelligente direttamente sul proprio computer, senza dipendere da connessioni Internet o da piattaforme esterne.
Non sostituirà completamente strumenti come ChatGPT nelle attività più complesse, ma rappresenta una soluzione eccellente per chi cerca maggiore controllo, privacy e indipendenza.
Se non hai ancora provato un modello AI locale, GPT4All è probabilmente il punto di partenza migliore.
Sì. GPT4All è un progetto open source e può essere utilizzato gratuitamente.
Serve una connessione Internet?
Solo per scaricare il programma e i modelli AI. Una volta installati, possono funzionare completamente offline.
È disponibile anche per Windows?
Sì. GPT4All è disponibile per Windows, macOS e Linux.
Serve una scheda video dedicata?
No. Molti modelli funzionano anche utilizzando soltanto la CPU. Una GPU può migliorare le prestazioni, ma non è indispensabile.
GPT4All è migliore di ChatGPT?
Non è una questione di “migliore” o “peggiore”: hanno obiettivi diversi. ChatGPT offre modelli molto potenti ospitati nel cloud, mentre GPT4All punta a garantire privacy, controllo dei dati e utilizzo offline direttamente sul computer dell’utente.
Hai già provato GPT4All o utilizzi altri strumenti di AI in locale? Raccontaci la tua esperienza nei commenti: il mondo dell’intelligenza artificiale sta evolvendo rapidamente e confrontarsi sulle soluzioni migliori è il modo più efficace per restare aggiornati.
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